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SCUOLA MEDIA "N. D'APOLITO"
IL MEDIOEVO A CAGNANO
E IN CAPITANATA

Lavoro realizzato dagli alunni delle classi I e II D della
Scuola Media
nell'ambito del progetto
"ADOTTIAMO IL CENTRO STORICO" - Anno Scolastico 2003/2004
coordinatrice prof.ssa Maria Stoico
PREMESSA
Anche quest'anno ci siamo ritrovati a dover scegliere
un argomento da sviluppare per il progetto "adottiamo il centro storico"
e, dopo aver riflettuto ed aver confrontato le nostre idee, abbiamo deciso
di dedicare il nostro lavoro di ricerca al Medioevo a Cagnano e in Capitanata.
Ancora una volta tale progetto ci ha offerto l'occasione di superare gli
schemi classici dell'insegnamento tradizionale della storia e di acquisire
il rispetto e la valorizzazione del patrimonio locale attraverso l'approfondimento
e la rivisitazione del passato. Un passato decisamente complesso e lontano
dal nostro che comprende un periodo della storia che gli storici fanno
iniziare dalla deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente nel 476
d.C. e fanno concludere nel XV secolo con la scoperta dell'America.
Questa volta, dunque, non abbiamo potuto consultare , come lo scorso anno,
fonti dirette , persone cioè vissute nel periodo trattato ma solo
fonti scritte costituite da documenti, in verità non molti, e da
testi di alcuni studiosi che si sono occupati di questo periodo storico
a Cagnano e nella Capitanata in genere. In particolare notizie specifiche
su Cagnano le abbiamo attinte dal libro di Nicola De Monte "Una gemma
del Gargano" che risale al 1950 circa e da quello molto più
recente della professoressa Leonarda Crisetti "Cagnano Varano centro
storico, economia, salute, costumi, società", mentre notizie
sul Gargano e sulla Capitanata in genere le abbiamo attinte dal libro
di Ciro Cannarozzi "Ischitella" che risale all'incirca al 1955,
da quello di Consalvo Di Taranto "La Capitanata al tempo dei Normanni
e degli Svevi" curato da A. Ventura, da quello di Giuseppe Di Perna
"La conquista normanna della Capitanata" che è stato
pubblicato nel 2000 ed, infine, da quello di Filippo Fiorentino "L'altro
Gargano le impronte del tempo" la cui seconda edizione risale al
1993.
Non è stato un lavoro semplice perchè documenti su Cagnano
nel Medioevo non ce ne sono molti e il tempo che potevamo dedicare alla
loro ricerca non era abbastanza ma, comunque, è stato interessante
perché ci ha permesso di arricchire le nostre conoscenze su tale
periodo storico in generale e sul modo in cui esso è stato vissuto
in Capitanata e in particolare a Cagnano.
Lo studio sul Medioevo è stato interessante anche perché,
nonostante riguardi un passato molto lontano dal nostro, ci ha dato modo
di riflettere su atteggiamenti e fenomeni che, sebbene in forme diverse,
sono, purtroppo, ancora oggi presenti. Ad esempio, è stato per
noi spontaneo collegare le guerre fatte dai crociati in nome della religione
agli attentati che, come quello alle due torri in America e come quello
molto più recente in Spagna, stanno insanguinando il nostro mondo.
Un mondo in cui l'uomo ha compiuto progressi inimmaginabili in ogni campo
ma, a quanto sembra, non nella capacità di comprendere, tollerare,
rispettare, amare i propri simili. Questa volta a portare la morte in
nome della religione non sono i cristiani, quei cristiani che tanto tempo
fa hanno fatto le crociate in nome di Dio ma che , così facendo,
Dio hanno brutalmente calpestato e offeso. Questa volta ad uccidere sono
gruppi di integralisti islamici che, accecati dal fanatismo, pensano di
esaltare e diffondere la loro religione usando ciò che il loro
Dio come il nostro non vuole e non ha mai voluto: l'odio e il terrore.
Per quanto ci riguarda, pensiamo che per l'uomo sia davvero giunto il
tempo di abbandonare certi comportamenti che, come la storia dimostra,
portano solo rovina e lo privano della sua dignità e di usare la
sua intelligenza e la sua buona volontà per creare un mondo in
cui non ci sia posto per l'intolleranza, l'ignoranza, l'odio, il senso
di superiorità; un mondo in cui le religioni, anche se diverse,
contribuiscano ad unire gli uomini e non a dividerli come finora è
accaduto.
Ricordiamo che oltre che nel lavoro di ricerca ci siamo impegnati , in
vista della manifestazione finale, in quello della drammatizzazione che
prevede la rappresentazione di alcune scene rievocative di vita medievale.

IL MEDIOEVO A CAGNANO E IN CAPITANATA
Cagnano, da quanto risulta da alcuni documenti, nel periodo
del Medioevo esisteva già. Il suo nucleo originario, conosciuto
come "lu Caut", pare sia anteriore all'anno mille e probabilmente
i primi abitanti furono delle persone costrette ad abbandonare le coste
del lago Varano divenute paludose e soggette alle invasioni barbariche
o persone provenienti dalle zone vicine che, preoccupate dalla minaccia
di disastri ecologici cercavano luoghi più sicuri.
Ci sono studiosi tra cui il De Monte,autore del saggio "una gemma
del Gargano", che ritengono possibile l'opinione di quegli storici
i quali pensano che l'origine di Cagnano sia antichissima e che risalga
addirittura al terzo secolo a.C. ma la fonte più antica in nostro
possesso,come ricorda la Crisetti nel libro " Cagnano Varano centro
storico , economia, salute, costumi, società", è un
diploma dei principi Landolfo I e Landolfo II col quale nel 969 d.C. si
assegnava il feudo di Cagnano in beneficio al santuario di S. Michele
in Monte Sant'Angelo. Possiamo pensare, dunque, che come il resto della
Puglia, anche Cagnano abbia subito la presenza e, quindi, l'influenza
dei Bizantini, dei Longobardi, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini
i quali durante il Medioevo hanno imposto la loro dominazione sul nostro
Paese.
Per quanto riguarda il periodo precedente alla dominazione normanna abbiamo
trovato diverse notizie più che su Cagnano in modo specifico, sul
Gargano in genere nel libro "Le impronte del tempo" di F. Fiorentino
il quale ha dedicato un capitolo al Chartularium tremitense, l'archivio
del
Cartina
tratto dal testo di G. Di Perna "La conquista normanna della capitanata"
monastero di Tremiti risalente per i primi atti agli inizi dell' XI secolo,curato
da A. Petrucci e pervenutoci in un originale parziale. Nei documenti tremitensi
in cui affiorano indicazioni di toponimi di paesi garganici tra cui CANIANUM,
si trovano, infatti tracce di un organico quadro della regione garganica
nella quale di fronte alle declinanti fortune longobarde si manifestò
intorno alla metà dell'XI secolo il passaggio dal dominio bizantino
allo stato normanno. In essi emerge che alle soglie del feudalesimo in
quest'area che si offriva a scorrerie saracene e slave , ad autorità
ora longobarde, ora bizantine, ad abili avventurieri normanni non risultavano
segni di decadenza . Si notavano al contrario motivi che evidenziavano
una grande operosità nell'economia rurale di tutto il territorio
garganico favorito forse dall'incremento demografico che offriva nuove
forze di lavoro. Dice il Fiorentino nel già citato libro che proprio
nell'XI secolo sembra scoccare l'ora solare dell'intera Puglia e questi
documenti di Tremiti confermano quel potente brivido di vita che percorre
la sua storia politica, economica, sociale, la sua rinascita culturale.
I Bizantini, moderati riformatori della situazione socio-politica, introdussero
innovazioni nella tecnica agraria promuovendo nello stesso tempo il dissodamento
di terre vacue. Feudatari turbolenti e abbazie del Medioevo si contendevano
le zone lacustri di Lesina e Varano per la sviluppata attività
della pesca e i corsi d'acqua per il controllo dei mulini e della macinazione
del grano.
Gli equilibri di frontiera tra Longobardi e Bizantini in Puglia vennero
turbati, con la battaglia dell'Ofanto nel maggio 1041, dalle sempre più
insistenti pressioni normanne. Già nel 1042 Monte Sant'Angelo e
Siponto furono assegnati al normanno Rainulfo d'Aversa. Il Gargano, dunque,
divenne terra contesa tra il governo bizantino ormai prossimo al collasso
e i nuovi dominatori i quali , come leggiamo nel libro della Crisetti,
nella prima metà dell'XI secolo si stabilirono sulle rive del Fortore,
sul litorale dell'Adriatico e a nord est del Gargano fino a Vieste. Nel
1043 il conte Roberto estese il suo potere fino a Devia e a Cagnano.
Per quanto riguarda la presenza normanna in Capitanata nel libro di G.
Di Perna "La conquista normanna della Capitanata", si legge
che decisiva è stata la battaglia di Civitate, organizzata da papa
Leone IX il dieci giugno del 1053 e conclusasi con la vittoria dei Normanni.
In effetti la notizia dell'esito di questa battaglia si sparse rapidamente
per ogni contrada sicchè nessuna città della Capitanata
osò più persistere nella sua ribellione ai normanni vittoriosi;
tutte si piegarono e versarono loro un forte tributo o gli si arresero
senza condizioni. Va aggiunto che solo dopo la conquista di Siponto nel
1074, i Bizantini i quali si insediarono nel Gargano alla fine del IX
secolo, vennero cacciati definitivamente dall'Italia meridionale dove
non fecero più ritorno se si eccettuano alcune brevi puntate in
occasione delle varie ribellioni dei baroni che caratterizzarono la vita
del nuovo stato normanno.
Nel 1095 signore di tutto il Gargano era il conte Enrico il quale come
leggiamo nel libro di Consalvo Di Taranto "La Capitanata al tempo
dei Normanni e degli Svevi", subentrato a Rainulfo che aveva abbandonato
il Gargano, era stato più volte ribelle al tempo del Guiscardo,
capo normanno riconosciuto nel 1059 duca di Puglia e di Calabria, la cui
morte aveva provocato nelle stato normanno nuovi rivolgimenti. A proposito
del conte Enrico la Crisetti nel suo libro scrive che con un diploma di
questo conte, Cagnano divenne suffeudo del monastero di
San
Giovanni De Lama oggi San Matteo. In questo periodo agli abitanti di Cagnano
come degli altri centri confinanti era riconosciuto il diritto di trarre
acqua, erbe, legna e di pascolare gli animali nelle terre del monastero.
Nel 1096 il papa Urbano II nel concilio di Clermont lanciò un appello
a tutti i principi cristiani per la liberazione del Santo Sepolcro promettendo
loro la remissione dei peccati, la cancellazione di eventuali condanne
penali e la difesa dei loro beni. All'appello risposero numerosi nobili
feudali provenienti dalla Francia e dall'Italia meridionale. Ebbene tra
i crociati dell'Italia meridionale sembra ci fosse anche il barone Alberedo
di Cagnano (notizia tratta dal citato testo di C. Di Taranto, pag.37,
e da internet sul sito Lucasinnvacation.itLocalità: Cagnano) al
quale pare che in quel periodo appartenesse tutto il feudo di Cagnano.
Egli partì insieme ad altri baroni tra cui Roberto di Sordavalle
, il vescovo di Ariano, Gadelaito Tocco giudice o primo magistrato di
Monte Sant'Angelo.
I crociati dauni si raccolsero nel porto di Siponto e salparono per l'Oriente:
coi capi accennati c' erano militi di Lucera, di Troia, di Foggia e di
Melfi e di tutti i castelli di Capitanata.
Questa prima crociata alleggerì il peso baronale sulla popolazione
del meridione ma non pose fine alle lotte intestine. Essa si concluse
nel 1099 con la conquista di Gerusalemme da parte dei crociati ma non
abbiamo notizie circa la sorte di Alberedo.
Intanto Ruggero che nell'anno 1100 ricevette a Napoli l'investitura dal
papa Alessandro II, mosse contro di Enrico sul Gargano e lo ridusse al
solo possesso di Lucera.
Negli
anni 1150-1168 feudatario e dominus di Cagnano era il signor Teobaldus
Franciscus e il territorio di Cagnano era censito come feudo di due militi
( Crisetti , libro cit. pag.17). Il De Monte nel suo libro (pag.91) ricorda
che durante la signoria di questo feudatario, al tempo di Guglielmo II,
dei figli di Cagnano "combatterono valorosamente in Terrasanta per
liberare dal giogo degli infedeli musulmani il gran sepolcro di Cristo".
Nel 1178 Giovanna, figlia di Enrico II d'Inghilterra, la quale aveva sposato
Guglielmo II, ebbe in servizio Varano, Vico, Lesina, Sfilzi, CAGNANO e
le altre terre che Goffredo conte di Lesina possedeva in onore di Monte
Sant'Angelo. Queste terre erano sottoposte all'arbitrio e alla giurisdizione
di un feudatario.
Nell'epoca normanna Cagnano, che era feudo di due militi , doveva arruolare
per conto del re normanno sei soldati armati di cavallo e sostenere le
spese.
Il periodo di tempo che va dal 1189 al 1266 comprende il dominio svevo
nell'Italia meridionale e, quindi, anche nella Capitanata. Tale periodo
si può dividere in due parti: l'una dalla morte di Guglielmo II
al Parlamento di Capua tenuto da Federico II e l'altra da questo alla
sconfitta di Benevento e alla morte di Manfredi.
Durante il regno di Federico, come leggiamo nel libro di C. Di Taranto,
i baroni amministravano i loro feudi o direttamente o per mezzo di giudici.
Essi, sebbene diminuiti di autorità conservavano alcune prerogative
come quella , in caso di delitti, di dover essere giudicati dai loro pari,
ma non potevano opprimere i vassalli.
L'imperatore provvide al commercio del regno. Ordinò
sette fiere annue e per la Capitanata stabilì quella di Lucera.
Provvide anche al commercio marittimo e per promuovere il transito dalla
terra di Bari alla Capitanata fece costruire un grandissimo ponte sull'Ofanto.
A Lucera, inoltre , istituì una zecca per la coniazione dei tarì.
Notevole importanza diede anche all'industria degli animali. A tal proposito
sotto il regime svevo si ebbe una costituzione de animalibus in pascuis
assignandis che regolava il passaggio delle greggi. Si ha poi memoria
anche degli armenti che Federico faceva venire in Puglia dalla Basilicata
e dalla Calabria.
Oltre all'ordinamento politico, amministrativo ed economico ci fu anche
una rinnovazione degli ordini religiosi. I Benedettini continuavano a
scomparire dall'antica badia di Torremaggiore,Torre fu data ai Cistercensi.
Il nuovo ordine fondato da Federico fu quello dei cavalieri Teutonici.
Va ricordato poi che il principio del secolo XIII aveva visto sorgere
l'ordine di S. Domenico e di S. Francesco e che nel 1222 S. Francesco
stesso si è recato in pellegrinaggio a Monte Sant'Angelo. A tal
proposito N. De Monte dà come notizia certa che il Santo nel 1216
prima e poi nel 1220 e non nel 1222 come ritiene C. Di Taranto, dopo aver
visitato il suddetto santuario di S. Michele, al ritorno si sia fermato
a Cagnano, abbia visitato la grotta e nell'orto detto ancora di S. Francesco
abbia posto la prima pietra del convento che ospitò " i suoi
figli giullari di pace e di bene per molte generazioni ". Insediamenti
francescani sorsero tra il 1220 e il 1230 nei paesi garganici di Manfredonia,
Peschici, Rodi, Ischitella.
Anche sulle condizioni sociali del tempo in Capitanata, diverse informazioni
le abbiamo attinte dal libro di C. Di Taranto. Gli abitanti si distinguevano
ancora nella nobiltà, nel clero e nel popolo. C'era una nobiltà
armigera ed un'altra togata. Alla prima appartenevano i conti, i baroni
e i militi; alla seconda i giudici e i notai. Il clero si divideva in
regolare cioè quello degli ordini religiosi e in secolare. Esso
non ancora osservava il celibato. Il popolo comprendeva prima di tutto
i burgenses e poi i rustici. I burgenses erano i possessori di beni allodiali
o privati distinti dai feudali e consistenti in terre e case; i rustici
erano gli abitanti delle campagne ancora legati da qualche vincolo di
soggezione al dominus. Tra i burgenses e i rustici si collocavano gli
artieri, uomini liberi, indicati ciascuno col nome di faber e distinti
in ferrarius, lutifigulus, cannabinus, carroczarius, celidimannus, corarius,
pectinarius. Magister era il maestro o mastro. Di mezzo tra gli artieri
e i rustici c'erano l'hospitator, il mercatans, il lator, il comitus e
anche il medicus. Non si hanno notizie circa il costo della vita in Capitanata
né del guadagno giornaliero degli uomini che lavoravano. Sviluppata
era l'agricoltura ma non vi era nessuna industria. Vanno ricordati gli
obblighi delle offerte nelle feste di Pasqua, di Natale e di Santa Maria
che consistevano in polli o galline, pani e spalle di porco. Le misure
dei cereali erano il tomolo o tumino, il moggio e lo staio, quelle dei
liquidi erano la salma e il barile. Le monete si distinguevano in soldi,
grani, denari, tareni augustali e imperiali.
Per quanto riguarda la vita intellettuale della Capitanata in questo periodo,
è difficile dare indicazioni. Si pensa, comunque, che ancora le
chiese vescovili e le badie fossero centri di cultura e la cultura dovette
riguardare non solo la conoscenza dei libri ma anche il diritto ecclesiastico.
Nell'epoca federiciana l'Honor Montis Sancti Angeli passò in dotalizio
alle spose di Federico II, quindi al figlio Manfredi. In questo periodo
gli uomini del posto, insieme a quelli di Cagnano, di San Marco, di San
Giovanni Rotondo, di Sant'Egidio e di Carpino erano tenuti a riparare
il castello di Monte Sant'Angelo ( Crisetti opera cit. pag.19).
Sul libro di C. Cannarozzi, "Ischitella", leggiamo che Federico
II concesse il feudo di Varano a Gualtiero e Bernardo Gentile e, sul libro
di N. De Monte leggiamo che in questo periodo Cagnano cambiò parecchi
padroni feudali, tra i quali va ricordata la famiglia Cernitore.
Nel 1266 Manfredi, figlio naturale legittimato di Federico II, morì
nella battaglia di Benevento combattendo valorosamente contro l'esercito
di Carlo D'Angiò il cui intervento era stato voluto dal papa Urbano
IV. Le truppe angioine saccheggiarono Benevento e dilagarono per il regno.
Il regno degli Svevi era così tramontato e ad esso seguì
la dominazione angioina. L'eco delle canzoni e delle giostre sveve si
affievolì e si spense: le memorie delle cacce, lo splendore dei
castelli si oscurò; dopo pochi anni la parte più importante
del Tavoliere si trasformò in landa stepposa. I capitani e gli
ufficiali di Carlo misero ogni cosa sottosopra e riempirono la misera
Puglia di morte e rapine.
Carlo I D'Angiò nel giorno in cui suo figlio Carlo II venne cinto
cavaliere, gli donò il principato di Salerno, la contea di Lesina
e l'Onore di Monte Sant'Angelo. In questa circostanza vennero specificate
anche le località e i nomi dei baroni suffeudatari di ciascuna
terra o centro abitato. Tra i feudi sono citati anche quelli di Varano
e Cagnano e tra i baroni anche quello di Cagnano, BANTERAYMO CANTELMO.
Il nome di quest'ultimo Ciro Cannarozzi, come risulta nel suo già
citato libro (nota 2 pag.15-16), lo
ha individuato nei preziosi sommari dei documenti angioini del De Lellis,
esistenti nell'archivio di stato di Napoli. In essi oltre alle suddette
informazioni si legge che nel 1270 "
Castrum Caniani fuit assignatum
domino Banteraymo Cantelmo" e che nel 1275 sempre "Banteraynus
Gautelmi tenet terram Caniani"(nota 1 pag. 17). Dallo stesso libro
apprendiamo che prima del 1287 e cioè nel tempo in cui GIOVANNI
NIGRO era feudatario di Cagnano e Pietro Taddei lo era di Varano, vennero
contrassegnati da termini i confini tra Cagnano e Varano. Inoltre nei
suddetti documenti per l'anno 1293 risulta che "
IOHANNES DE
BELLOLOCO tenet medietatem Caniani" e per l'anno 1320 si legge "
nobiles
domini IESOLINUS et IOANNES DE MARRA tenent Canianum" ( nota 3 pag.23)
. Sempre dal testo di C. Cannarozzi abbiamo appreso che nel 1326 il giustiziere
di Capitanata invitò i baroni della sua provincia a presentarsi
a Napoli per partecipare alla lotta contro Federico D'Aragona che aveva
occupato l'isola di Sicilia. Nel documento riguardante l'invito, tra i
baroni invitati abbiamo trovato anche IOANNES DE MARRA e ACZOLINUS DE
MARRA ("
dominus Ioannes De Marra tenet Caprilemet medietatem
Caniani; dominus Aczolinus de Marra tenet reliquam medietatem Caniani
"
nota 3 pag. 24) i quali si dividevano il feudo di Cagnano . A proposito
di quest'ultimo va detto che il suo casato cessò di governare il
feudo di Cagnano e di Carpino nel 1483.
Durante la dominazione angioina sia Cagnano che Carpino appartenevano
al regio fisco e venivano amministrate da un "baiulus". Tale
termine fu dato dal normanno Ruggero II a quel funzionario che aveva compiti
di giustizia civile e di amministrazione fiscale nei borghi importanti
e nelle città. I baiuli erano detti anche visconti o "comites",
vale a dire amministratori del feudo per conto del re ed esercitavano
anche in età angioina. In un documento del 1332, riportato dalla
Crisetti nel suo libro (pag. 19 e pag. 25 nota 22) vengono citati "Gualterius
et socii nominati ( Planisio de Andrea , Donatus de Georgico, Marcus de
Angelo et Rogerio de Benedicto de CANYANO) qui de terra Canyani fuerunt
baiuli".
Alla fine del Medioevo il feudo di Cagnano e di Carpino passò al
napoletano Giovanni di Sangro il quale aveva sposato Adriana, figlia del
feudatario Giovanni Dentice che era riuscito a riottenere da Ferdinando
D'Aragona il feudo d'Ischitella che il padre e il nonno avevano perso
quando si erano ribellati al re aragonese. Nel libro del De Monte leggiamo
che Giovanni di Sangro tenne per breve tempo la signoria di Cagnano poiché
nel 1497 il re Ferdinando gliela tolse e la diede alla famiglia MORMILE
che vi rimase per parecchi anni.
ARCHITETTURA MEDIEVALE A CAGNANO
Dal punto di vista architettonico al periodo medievale dovrebbero risalire
la costruzione della Chiesa madre, il convento di San Francesco , il palazzo
baronale e il palazzo Sanzone. Per quanto riguarda la Chiesa madre, in
verità, come ricorda la Crisetti nel suo libro, è certo
che essa fu consacrata nel 1676 dal cardinale Orsini ma è lecito
pensare che l'edificio più antico officiasse già nel 1300
poiché il Vendola nel riportare l'elenco dei chierici e degli arcipreti
che contribuivano con le decime alla diocesi Sipontina, cita nel 1310
i chierici del casale Caniani. Anche nel 1325 vengono ricordati chierici
e arcipreti del castro di Cagnano.
Il convento di San Francesco al quale abbiamo già accennato parlando
degli ordini religiosi, insieme alla chiesa è oggi in gran parte
sepolto dalla terra.
Un'altra costruzione risalente a questo periodo è, come abbiamo
detto, il palazzo baronale il quale sembra che in origine fosse un "castrum",
un luogo di difesa e in quanto tale potrebbe risalire all'epoca normanna
e cioè al XII secolo. A convalidare questa ipotesi è il
fatto che la posizione in cui sorse il palazzo è quella più
alta della rocca e il fatto che i normanni tendevano a fortificare i territori
occupati. Esso dovrebbe essere stato ristrutturato in epoca sveva e anche
in periodi successivi ma mancano fonti certe che confermino questa ipotesi.
Solo nel 1270, nel periodo della dominazione angioina si legge di un "castrum
Canianim", assegnato al signor Banderaimo de Cantelmo barone di Cagnano.
Infine, per quanto riguarda il palazzo Sanzone, esso deriva il suo nome
dalla famiglia Sanzone il cui ceppo italico si stabilì a Cagnano
con Tommaso I nel 1280.
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